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Tipi da treno

Ho già scritto un post su chi vedo in treno, ma ora devo tornarci sopra: tipi da treno. Ce ne sono tanti, eh! Ma io vi parlo di due categorie: quelli che stanno al telefono e gli ammorbatori. Ecco una specie di fenomenologia.

Tutto su mia madre: il presente soggetto ha almeno 25 anni, ma statisticamente la fascia pià rappresentata è sopra i 40-50 anni. Forse per lui il telefono è ancora quello a disco a cui suo padre metteva il nottolino, oppure la cabina telefonica. Fatto sta che come prende il telefono in mano si scorda completamente di essere in un luogo pubblico per tornare nelle quattro mura di casa, o nel segreto della cabina. E parla di conseguenza, raccontando tutti i suoi cavoli, ma proprio tutti, compresi quelli più piccanti, senza filtro alcuno. Perchè mica lo sta ascoltando tutto il vagone? Tipi del genere si trovano anche alle poste. Io per esempio ho in mente un signore che potrebbe essere il mi’ babbo che alle poste solitamente si mette a chiamare l’amica.

Agente 007: di solito è intorno alla fascia dei 30-40. Lui ha consapevolezza di essere in treno e che tutti lo possono sentire. Non di meno ha l’impellente necessità di far sapere alla sua bella che ieri sera è stato meglio e più bello del previsto. E lo fa guardandosi intorno (pirla: siamo in 6 in 4 posti!), storcendo la bocca (sordina di eccellenza!) e al limite mettendo una mano distrattamente davanti alla bocca. Di chiamare una volta sceso o di diminuire il tono non se ne parla proprio.

Il serial caller: inizia a chiamare sul treno e smette una volta sceso. Tutti i giorni, andata e ritorno. Tipo la tipa ribattezzata da me “la  ragazza con il telefono” che incontro ogni sera sul treno delle 6 e mezza. Per favore non mi fate presente che io per lei potrei essere “la tipa con il tablet”.

Fantacity: variante dell’agente 007, lui racconta i cavoli suoi per metafore, costruite così male che capisco pure io. Io, aka “miss non capisco un doppio senso finchè non lo percorro per entrambi i versi”.

Passiamo al genere: ti ammorbo. Io qui raccolgo schiere, in quanto faccio i tre errori che non si dovrebbero mai fare. Non mozzico quando mi si rivolge la parola, ma addirittura rispondo, spesso sorridendo. Non mi alzo e vado via quando non voglio dar filo alla gnete. Mi vesto come un’universitaria, pur non avendone più il disico da un po’.

L’esorcista: deve convertirti nei 40 minuti di treno. Il mio migliore è stato un tale che mi voleva convincere ad andare alla sua Chiesa. Pentacostale. In Inglese.

Gatto nero: attacca filippiche razziste contro i ragazzi di colore che vociano nel treno. In questo caso la rispostaccia ci scappa.

Il laureato: ingannato dal fatto che invece della 24h ho una sacca in tela di Lush, dal fatto che la scarpa più elegante con cui vado al lavoro è uno stivale imbottito e dagli occhiali azzurri forse poco seri, tenta di attaccare bottone nei soliti modi. Fattogli presente che ho un figlio e un marito, cambia discorso e mi ammorba con il suo argomento di tesi.

 

 

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11 Comments »

  1. Viaggiare in treno è bellissimo proprio per la diversità che ti permette di scoprire.Nel mio caso la tratta è breve e con diverse gallerie quindi i tipi al telefono non sono molti. Però ci sono gli ostinati, quelli che nonostante tutto tentano e ritentano di portare avanti una conversazione rendendo partecipi tutta la carrozza…ecco mi chiedo: siamo in pochi a sapere che sotto le gallerie non c’è campo oppure i suddetti soggetti sono dotati di impianto satellitare che non funziona bene?!

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