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Pray for paris

pray for parisQuesto post ha avuto una genesi molto travagliata. Non  la prima stesura, e poteva non essere neanche l’ultima. Sarà giusto continuare a parlare, parlare su Parigi? Dall’alto di cosa, poi?

La verità è che ci sono eventiche ti scuotono e rispetto ai quali oramai sono abituata a vedere i miei pensieri qui, nero su bianco.

Ho tante domande in testa… ho tanti pensieri…

L’attacco di Parigi mi rendo conto che mi ha molto colpito per ragioni forse anche stupide, ma personali. Ognuno interiorizza rispetto al proprio vissuto. Ed è per questo che, pur non ritenendolo così giusto, ci troviamo a piangere i morti di Parigi e dell’aereo russo o dell’attacco a Beirut non ci è troppo importato. Perchè i francesi sono pur sempre i cugini di oltralpe, no? Così simili e così diversi. Di certo, ammiro molto il loro orgoglio, la forza di sentirsi uniti come nazione. Oggi capisco l’utilità di quella Grandeur che mi stava così antipatica.

Mio figlio, il pupo, è nato il 13 novembre. Nel momento in cui avveniva quello che avveniva a Parigi, io 5 anni prima diventavo mamma. Lo so che è stupido, ma questa cosa mi ha dato un senso ancora più profondo di angosica.

Mio cognato è un musicista. Suona nei locali, nei club, come gruppo indipendente. Poteva essere lì, al Bataclan. Poteva.

Ho letto cose che avrei non voluto in questi giorni. E sa da una parte mi dico che è normale, perchè da noi in occidente tutti possono dire quello che vogliono, dall’altra mi chiedo dove sono i confini. Perchè il nostro occidente condannerebbe le tesi naziste oggi (almeno in maggioranza si spera) e lo sterminio ebraico, ed invece dobbiamo difendere la possibilità di Salvini di dire mostruosità politiche ed umane? Perchè sui social ogni sveglione può scrivere che è colpa dei profughi, quando loro stanno scappando da tutto questo, questo stesso terrore che ci paralizzza? Perchè non ci assumiamo colpe? La maggior parte dei combattenti dell’ISIS sono uomini che erano ragazzini, bambini, adolescenti durante la guerra in Iraq. Una guerra che non è servita a nulla se non ha far crescere l’odio verso l’america e tutto ciò che rappresenta. Perchè non riusciamo ad aprire le porte ed i cuori, piuttosto che a cercare il nemico sempre e comunque? Perchè la Francia oggi continua a bombardare obiettivi militare dell’ISIS? Ma ieri non c’erano? Perchè continuiamo a far la corte alla Turchia, all’Arabia Saudia, a chi appoggia questi terroristi? Perchè ancora non capiamo che i soldi a volte puzzano? Perchè tutti parlano senza pensare? Perchè scriviamo #prayforparis se poi non sappiamo restare due minuti in silenzio a pregare sul serio? Vorrei sapere se la metà di quelli che citano la Fallaci ha mai letto L’orgoglio e la rabbia. E se lo ha fatto se ha la capacità di capire che la sua è una rilettura non la verità assoluta, un’opinone e una visione del mondo che è stata sposata nel momento in cui si è deciso di bombardare l’Iraq con scuse false.

Intanto, i bambini continuano a piangere, a soffrire, a restare orfani e a morire, quando sono fortunati. Stiamo contribuendo a crescere una generazione di nuovi guerriglieri. E anche se io non ho mai sganciato nessuna bomba, un po’ mi sento colpevole. Perchè anche il non fare niente è una colpa. Perchè non è merito mio essere nata qua, da questa parte del mondo. Perchè continuiamo a ritenere nostro diritto usare il mondo di tutti a nostro vantaggio, per stare più comodi, indifferenti per lo più alle sofferenze altrui. Abbiamo perso la memoria della guerra, nutriti di pace, non abbiamo saputo apprezzarla.

Io non so niente, la mia voce è rumore come tante altre. Almeno questo lo so. Vi lascio una poesia, scritta dalla premio nobel polacca Wislawa Szymborska. Io non credo si possa descrivere meglio la guerra.

Ogni caso

Poteva accadere.
Doveva accadere.
E’ accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

 

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6 Comments »

  1. “Aprire le porte ed i cuori”, va bene, ma a chi? A tutti sempre e comunque ? Quei “combattenti dell’ISIS sono uomini che erano ragazzini, bambini, adolescenti durante la guerra in Iraq” spesso non erano in Iraq, ma nelle nostre scuole, nelle nostre mense, nelle case vicino alle nostre. E comunque, se anche avessero subito, ciò giustificherebbe ciò che fanno subire agli altri ? Se avessero ucciso mio figlio, io avrei il diritto di uccidere il loro ? No, non credo. Non c’è giustificazione. E trovo assurdo parificare una strage di cittadini non armati con il bombardamento di postazioni militari, centri di addestramento e depositi di armi. Trovo assurdo leggere sui social che “un pò se la sono cercata” bombardando la Siria, che le guerre in Medio Oriente sono inutili, scritto da persone che non esitano a comprare il nuovo modello di tablet o smartphone prodotto con materie prime ottenute con il sangue delle persone che compatiscono e non rinunciano al petrolio neppure se con il suo prezzo si stanno armando gli stessi terrororisti o che salutano il nostro (?) premier in visita in un paese i cui emiri finanziano l’Isis.
    La realtà è che non siano disposti a rinunciare a nulla, neppure a prendere un aereo senza fare la coda ai controlli, e ci riempiano la bocca di parole di solidarietà ed amore universale solo per paura di essere tacciati di razzismo, solo perchè è il pensiero dominante.
    Io la chiamo ipocrisia.
    La guerra è sempre morte, distruzione. La guerra è sempre un non senso e in un mondo ideale non esisterebbe. E non credo che questo mondo ideale sia pura utopia o che non dobbiamo cercarlo. DOBBIAMO FARLO. Ma per dire no alla guerra, devono volerlo tutti gli esserciti in campo. Altrimenti, chi persevera nella violenza, nel mondo reale vince, prutroppo.

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    • io trovo ipocrita cercare i soldi dell’isis vendendogli armi, per esempio, e poi avere in costituzione il rifiuto della guerra.
      Sui bombardamenti: purtroppo abbiamo ben visto che non è così! Troppo spesso si bombardano presunte postazioni che poi si rilevano villaggi o scuole. E con l’uso dei droni la cosa è peggiorata.
      Noi occidentali siamo molto libertari, tranne poi escludere chi non ci somiglia. Soprattutto se vuole vivere come noi.
      Se la sono cercata, mi mancava certamente. Manco commento: fa il paio con quelli che vogliono sparare sui barconi di chi scappa.
      La cosa che mi mette più paura è che ci sono interessi economici dietro che neanche immaginiamo ora, che forse sapranno i nostri figli. Intanto vale il dividi et impera. Mettono le popolazioni, le religioni, le persone una contro l’altra, con la paura e il terrore.
      Vorrei solo sperare in un mondo più giusto per i miei figli e non so se è possibile su questo pianeta.

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      • L’economia muove il mondo, ora come ai tempi delle crociate. E infatti credo che non ci sia nessuna volontà effettiva di fermare l’esodo dei migranti o l’Isis, se non quando cessa di farci guadagnare e intralcia i piani economici dei politici/banchieri/impresari di tutto il mondo. Però a noi popolazione civile, al di là delle parole, sta bene così, almeno alla maggioranza. Comunque non credo esistano soluzioni semplici o indolori, non quando dobbiamo combattere con chi non ha rispetto per la vita. E certo io non ho soluzioni da dare. Solo mi rifiuto di negare che, se devo scegliere tra la mia vita e quella di questi estremisti che si allenano per sparare nei luoghi pubblici, scelgo la mia vita e non voglio porgere l’altra guancia. Che è divers da sparare ai barconi o sterminare intere popolazioni, ovviamente!

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  2. Forse dovremmo essere realisti e capire che noi, uomini e donne di questa epoca, siamo diventati delle pedine vulnerabili – in tutti i sensi ! – nelle mani di chi sta sopra di noi e per noi decide – oggettivamente i popoli non contano un gran che! – Oggi come ieri e lo sarà anche per il futuro, l’economia è tutto! Il PIL è la religione globale del XXI secolo. Non c’è Islam o Cristianità o al tra regine più potente della ricchezza. Ognuno, anche noi singolarmente, siano giudicati e apprezzati in base allo stato della nostra ricchezza. Noi dobbiamo avare tutto, e poco ci importa se per fare in tablet o uno smartphone, interi popoli sono sottomessi e le risorse del nostro pianeta azzerate. Ogni 6 mesi abbiamo bisogno di cambiare il telefono, per mantenere un certo status symbol, quello che ci siamo affrancati addosso come una conquista. E non esistono culture occidentali o orientali, che di questo vezzo non ne fanno uno strumento di guerra. Nella confusione più totale, io vedo solo un grande rischio per la nostra cultura, ed è sbagliato fare finta che niente succede, perché è chiaro che i nostri comportamenti sono condizionati da una paura voluta. Stiamo cambiando la nostra identità. Forse quello che possiamo fare è risvegliarci e cercare di cambiare le cose, attraverso i nostri quotidiani atteggianti, consapevoli di tempi molto lunghi, sapendo che nessuno dei nostri leader ci spingerà verso una strada retta e sgombra da imprevisti; poiché sono proprio gli imprevisti che causano nuove ricchezze economiche e per loro questo è fondamentale.
    Comunque #iononhopaura e continuo lento il mio cammino.

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