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2014: anno europeo della conciliazione?

A quanto pare il 2014 è stato proposto come anno europeo della conciliazione tra lavoro e famiglia. Servirà?  
Chi ha avuto in questi mesi la pazienza di leggere i miei deliri e di conoscermi, sa la questione della conciliazione mi sta molto a cuore. Conciliare… incastrare, vah!
E’ un tema che sento molto vicino, dicevo, e in questi giorni anche di più. Che significa per me conciliare VERAMENTE! Vado per punti: ho sonno e sono un fiume di pensieri in questi giorni, devo darmi delle regole! 
Flessibilità
Io ho un lavoro flessibile. Veramente flessibile, forse uno dei pochi in Italia. Ho degli impegni fissi, non “spostabili” (lezioni, riunioni, orari di ricevimento, obblighi istituzionali, ecc…) ma riguardano, sulla media annuale, circa la metà del mio tempo lavorativo. Se non avessi questa flessibiltà dovrei seriamente prendere in considerazione il fatto di non lavorare. Sembra eccessivo? No. Il mio stipendio è buono, soprattutto confrontato alla media dei trentenni italiani, ma se da questo dovessi togliere oltre alle spese di trasporto e di nido che già ho anche quelle per una babysitter fissa (e non saltuarissima grazie all’aiuto della nonna) non so se vorrei continuare ad esaurirmi per poche centinaia di euro. Avere un lavoro flessibile, per me, significa dover lavorare magari di notte (no, non la sera: proprio la notte!) o la domenica pomeriggio, ma poter rimanere magari a casa se il pupo sta male. L’importante è che allo “scadere delle scadenze” io sia pronta. Un po’ come essere liberi professionisti. La flessibilità del mio lavoro è la principale ragione per cui posso lavorare, a ben guardare! 
La divisione dei ruoli
Noi donne a volte sbagliamo: vogliamo fare tutto noi. O magari no, però vogliamo che le cose vengano fatte solo ed esclusivamente come diciamo noi. Questa è una cosa da sceme. Lo dico con una grande serenità ma con molta convinzione. Ci fissiamo. Ho amiche che si lamentano che lui non aiuta, salvo poi riempirlo di critiche se prova a prendere iniziativa. Ora, per quanto io possa essere comprensiva, non c’è un modo giusto e uno sbagliato di chiudere un pannolino. O lo chiudi o la lasci aperto. Non è possibile sindare pure su come viene messa un’aletta, no? Conosco madri che non lascerebbero il loro pupo tutto il giorno con il padre, perchè poi non si sa che combinano. Saranno affari loro, se non buttano giù  i muri di casa, per me va bene tutto! Non apro il capitolo pulizie, perchè dai… io adotto questa regola: una cosa, una sola la devo fare solo io. Per il resto facciamo le cose insieme, ognuno a modo suo (bada bene: fare insieme non farsi aiutare!). Io sono fissata su come si stendono i panni: ho deciso che quella è la cosa su cui fare la pazza. Quella e quella solo. I panni me li stendo da sola, se mi aiuti sappi che le probabilità che vengano spostati sono altessime.
La questione dei ruoli è fondamentale: finchè noi ci sentiremo le sole obbligate a dover conciliare non si va da nessuna parte
Tra il dire e il fare….
La possibilità di permettere la conciliazione è una scelta politica ben chiara. Se la legge e lo stato portano in giro, non fanno quello che promettono, o non sono in grado di farlo, è per una scelta politica deliberata. Io sono molto scettica sulle quote rose. Le politiche di parità di genere non si fanno con le quote, soprattutto se non si capisce bene cosa succede se non si rispettano, soprattutto se poi sono altri meccanismi che non il merito a non dare il raggiungimento della quota. L’attuale governo ha un terzo di donne: se quasi gridato al miracolo, e già questo dovrebbe far riflettere. La cosa bella della nomina delle donne in questo governo è che ci ritroviamo donne molto competenti per quel ruolo accanto ad altre che non si capisce che esperienze abbiamo maturato in quel settore. Mi fermo qui che è meglio. Diciamo che in questi giorni il mio politico di riferimento è Civati. 
Money is power
Diamo per assodato che la conciliazione deve riguardare sia gli uomini che le donne. Ma deve riguardare sia i ricchi che i poveri? La domanda vi sembrerà stronza, ma lega tutto quello che ho detto sopra. Le quote riguardano posti di responsabilità, dove verrai pagata bene: pagare una babysitter non è un problema. Ma se fai un lavoro normale? I nidi comunali sono pochi e sono più economici dei privati (molto di più) ma non abbastanza da permettere ad una persona che ha un lavoro con bassa retribuzione di mandarci suo figlio. L’aumento delle tariffe dei servizi per l’infanzia in tutta Italia è una triste realtà. Con il taglio/abolizione/riduzoione dell’IMU la situazione potrà solo peggiorare. E così si aggrava il divario tra donne che guadagnano bene e possono permettersi babysitter & co. e donne che guadagnano poco e che alla fine decidono di non lavorare più perchè non ne vale la pena. Il divario nelle retribuzioni femminile tra le varie classi sociali si è negli anni aggravato!
Detto tutto (sperando che abbia un senso… lo ammetto mi son persa qualche riga fa!): secondo voi serve un anno europeo per la Conciliazione? 
PS: ringrazio ufficialmente tutte voi, amiche care, che avete avuto la bontà di pensare a me per diversi volte con diversi premi. Non vi offendete se ancora non li “ho ritirati”! La verità è che ultimamente lascio le briciole di tempo al blog (purtroppo!), tanto per rimanere in tema di conciliazione! Mi ritrovo a scrivere in orari in probabili quando proprio ne ho l’urgenza. Non vi offende: non lo faccio per snobbismo, ma solo per sonno!

7 Comments »

  1. Davvero, come molto spesso sono d'accordissimo. Soprattutto sulle amiche sceme che non permettono una divisione dei compiti perché “non si fidano”.
    Pensavo fosse una questione di mentalità maschilista, ma sto riconsiderando il fatto che sia un ambito, a volte l'unico, in cui una donna esercita del potere…salvo poi lamentarsi che sia oberata di lavoro mentre lui va a calcetto.
    Aggiungerei che le donne non pretendono quel che dovrebbero. Pretendere una paga più alta, o che sia riconosciuta la loro preparazione/professionalità. Credo che i maschi si facciano meno scrupoli a chiedere; per noi sembra che sia un premio già il lavorare.
    Giustissimo il discorso sui salari bassi. Se posso dire la mia, dettata dall'esperienza: non mollate il lavoro, anche se rende poco o niente. Rientrare nel mercato del lavoro dopo due anni a casa con il pupo può essere durissima. Certo che la scelta non è facile, delegare la cura de figli a qualcun altro per portare a casa 100 euro fa incazzare, ma il tempo del nido/baby sitter è limitato. Diciamo che è un investimento. Se non l'avessi fatto, non avrei ottenuto quel che ho (in questo momento circa niente, ma vuoi mettere il cv? No dai, scherzo, in qualche modo un posto di lavoro dovrei averlo dopo questa seconda maternità).

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  2. sono d'accordissimo sia con il post che con il commento di Girandola. io sono proprio l'esempio di come non mollare porti ad avere dei risultati molto positivi. il primo figlio l'ho avuto da co co pro, non mi hanno pagato la maternità (è una vecchia storia, si è scoperto dopo che l'azienda non pagava i contributi, se vi interessano i particolari potete cercare i miei vecchi post), quando è finita la maternità obbligatoria sono tornata al lavoro che mio figlio aveva 4 mesi, pagando una baby sitter, perchè dopo 6 mesi il contratto sarebbe scaduto. avrei potuto dire “eh per soli 6 mesi chissenefrega, devo anche pagare la baby sitter”, e invece no, ho pensato che rinunciare sarebbe stato perdere un'esperienza lavorativa per il mio curriculum. poi sono stata 6 mesi disoccupata, sull'orlo della depressione, e ho deciso di iscrivere mio figlio al nido (privato) comunque, anche se ero a casa, perchè volevo trovare un altro lavoro. in effetti appena il bambino ha iniziato a frequentare, ho finalmente trovato il tempo di riscrivere il curriculum e le opportunità sono arrivate. ne conosco tante di mamme che stanno a casa, alcune dicono che è una scelta, ma io ci credo poco nella maggiorparte dei casi. altre dicono che è difficile organizzarsi, quindi rinunciano. ovviamente io sono la fortunata che ha l'asilo aziendale e il capo che le lascia fare un orario decente, non è certo perchè mi sono fatta un mazzo tanto per ottenere quello che ho. certo che con una laurea scientifica in tasca è tutto molto diverso, sia dal punto di vista delle opportunità che delle motivazioni. non ho certo studiato fisica per fare la casalinga e lavorerei anche se ci andassi in pari fra le spese di asilo, colf e baby sitter. capisco che non sia per tutte così e che non tutte le donne hanno le stesse aspirazioni… ma credo anche che sia una specie di circolo vizioso: lo stato, le istituzioni non ti mettono in condizioni di organizzarti per andare a lavorare, tu hai la scusa per non farlo. riguardo al dividersi i compiti col papà… sono d'accordissimo al 100%: il fatto che certi padri non siano in grado di fare bene certe cose è solo perchè non le fanno mai. vi assicuro che come carica la lavastoviglie mio marito, non la carica nessuno :-D, e quando era appena nato il mio secondo figlio faceva praticamente tutto lui col grande, vi assicuro che una volta che mi sono trovata io a fargli bagnetto e lavare dentini non sapevo da dove cominciare. però anche io ho la fissa di stendere i panni in un certo modo, dovremmo farci vedere da uno bravo? 😉 comunque se dovesse capitare di farli stendere a lui non scoppierà certo una guerra, anzi.

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  3. La porta è rimasta aperta, mi hanno offerto di riassumermi a settembre.
    Solo che…
    La pupa#2, povera stella, deve ancora nascere, e a settembre avrà tre mesi.
    Mi hanno assicurato che potrò fare 6 ore di lavoro e due di riposo c.d. di allattamento, e che nel periodo meno intenso di lavoro stare a casa in congedo parentale, vale a dire due settimane al mese (lavorando in uno studio di buste paghe, la maggior parte delle scadenze si concentrano le prime due settimane del mese).
    Da una parte li capisco, dall'altra mi sono logorata per un mese coi sensi di colpa.
    Ora sto cercando di concentrarmi sull'attimo e sto lavorando ai fianchi il mio compagno perché prenda del congedo parentale alternato al mio… Oltre che reclutare tutti i nonni possibili.
    Insomma, come dice Cosmicmummy, non che le cose piovano dal cielo, ma pian piano mi sto costruendo la mia professione.

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