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Merito che meriti, merito che hai!

Questo è un post che mi frulla in testa da un po’. Ne scrivo ora, al volo come sempre in questi giorni in cui tre o quattro ore di attività in più al giorno farebbero comodo. Spero di riuscire a “capirmi” nonostante i pochi minuti che dedico a scrivere queste righe!
Lo studente bocciato l’altro giorno a dato la stura, ma non è tutta “colpa” sua. Lunedi ho bocciato un ragazzo e un altro ha rifiutato un 20. Embè? Direte, può succedere. Si, è vero può succedere. La coa che mi ha stranito, ho capito in seguito, è lo stupore dei due ragazzi per il risultato ottenuto. Ora, non voglio fare la professoressina precisina, ma è possibile che tu non ti renda conto? Ma che obiettivo avevi intesta? Che non ti renda veramente conto che non stai usando propriamente l’italiano, che non sai 4 domande su 5 e che anche la quinta non è che … possibile? Io non son così vecchia da essermi scordata cosa significhi prepararsi ad un esame. Mi ricordo le ore perse sui libri. Ore perse di vita: ore sottratte al fidanzato-porta-pazienza, ore sottratte alle amiche, ore sottrate al semplice riposo. Ho smesso di suonare la chitarra per l’università, perchè non riuscivo a suonare un numero sufficiente di ore al giorno ed ad incastrarla con il resto della vita. Studiare è fatica. Se decidi di studiare lo devi fare perchè hai voglia di fare quella fatica. Non che tu lo debba ammettere con gli amici, eh, ma almeno con te stesso…
E invece… l’università seleziona oramai al ribasso. Ho dei ragazzi del secondo anno che mi sembrano studenti di quarta liceo. L’atteggiamento nel venire a lezione è lo stesso di quello degli immaturi (scolasticamente parlando!), appunto.
La facoltà dove lavoro è a misura di studente. Non lo dico per piaggeria, ma fate conto che mio fratello (ingegneria) sbava sentendo come funzionano da noi le cose. I professori fanno l’orario di ricevimento, per le materie di base c’è la possibilità di fare praticamente ripetizione gratuitamente, esistono strumenti per avere online tutto il materiale, il clima è rilassato. Ok, c’è anche da noi qualche sclerato, ma la maggior parte son tutti pensionati. E invece di approfittare delle possibilità, la maggior parte degli studenti se ne frega. E non mi metto a parlar qui dei genitori che vengono ad informarsi per i figli, che – si sà!- a 20 anni sono ancora dei cuccioletti indifesi da proteggere!
Ma allora: il merito chi minchia lo vuole? Si parla tanto di merito ultimamente: mi sa che va leggermente di moda, soprattutto tra la classe politica che si sa che è li per merito, no? La mia domanda, dicevo, è questa però: qualcuno lo vuole ‘sto merito? No perchè il merito si paga con la fatica, con le notti in bianco e puntanto in alto. Il merito si confronta con un obiettivo alto, che non è detto che lo si centri ma verso il quale si continua a remare incuranti dei  calli. Il merito passa per il fuoco sacro di cui parla la Capua. Ho il terrore che la società italiana preferisca il riscaldamento centralizzato!

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8 Comments »

  1. Io credo nell'università, quella dura, quella tosta, dove per riuscire devi farti un mazzo così, e dove, se riesci, vuol dire che meriti ma meriti sul serio. L'università e' una preparazione superiore, e con questo non voglio essere snob, e' solo una constatazione, e' una preparazione ha qualcosa in più, forma degli uomini e delle donne, non dei ragazzini. Preparavo gli esami in modo maniacale, eppure lavoravo, non ho mai voluto sconti, si studiavano tomi immensi e la tua preparazione doveva essere ottima, oggi vedo, nella stessa facoltà, esami scritti a crocette, i propedeutici con 10 esoneri e mi domando chi esce come ne esce?????

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  2. due constatazioni: ma ti pare che ti devi giustificare dicendo che non vuoi fare la snob? Eppure lo si deve fare perchè nella società italiana ti devi giustificare se paghi le tassi, se ti fermi al semaforo, se lasci passare i pedoni, ecc…
    seconda: con le ultime riforme si è confuso il bocciare ad oltranza applicato da certi pazzi scatenati (così giusto per far vedere quanto sono potente!) con il far passare tutti! Ripeto: si sta andando verso una selezione al ribasso paurosa!

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  3. Evidentemente ci mancano i concetti positivi della competitività e della meritocrazia, di cui tanto si parla ma che poi non vengono messi in atto.
    Anch'io credo ancora nell'università come centro di cultura superiore, che deve selezionare e permettere solo ai migliori di andare avanti con gli studi. L'università non deve essere per tutti, ma per coloro che hanno la volontà di affrontare seriamente questo percorso di alto livello.
    Sinceramente il concetto di 6 politico non mi è mai piaciuto perchè credo sia sminuente per tutti. Il merito nasce solo dove fatica c'è, e questo è un messaggio che bisogna fare passare alle generazioni più giovani, che sono state abituate ad evitare la fatica come possibile.
    Agli atenei fa comodo avere più iscritti, ricevere più soldi per “mandare avanti la baracca”, ma questo non fa che uniformare quel mondo ad una società che ruota attorno ai principi determinati solo dall'economia e questo a scapito di tutti noi.

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  4. Parlo in via di principio, con tutti i limiti di questo tipo di approccio.
    Credo che lo studio costi fatica, credo che sia dovere dello studente essere preparato e serio.
    I giovani vanno responsabilizzati, in primis dai genitori.
    Se non sono preparati, vanno bocciati, senza acredine,: non sei pronto, non passi.
    D'altro canto anche la responsabilità dei docenti è tanta, un docente competente e capace di trasmettere la conoscenza è una ricchezza che non tutti gli studenti hanno e non mi riferisco al tuo caso, ovviamente; sembra la solita storia: chi ha il pane non ha i denti!
    Aggiungo inoltre che è bello educare a puntare in alto: magari non ci arrivi, ma almeno ti sollevi da terra! 🙂

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  5. Grazie per aver condiviso il bellissimo video! Sul merito, da insegnante di scuola superiore, non posso che essere d'accordo con te. Certo, apprendere che il problema esiste a livello universitario nei termini in cui tu ne parli e' davvero sconfortante.

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  6. Grazie del post e della passione con cui parli dello studio.
    Sono d'accordo con te… Merito, impegno, responsabilità: i migliori studenti, e poi i migliori lavoratori, li si riconosce da queste cose.
    Aggiungo solo che, se motivare ma persona è estremamente difficile, almeno bisogna cercare di non demotivare gli altri. Se “passa tutto”, e non parlo solo dello studio, ma anche del mondo del lavoro, che conosco molto meglio; se siamo trattati tutti allo stesso modo, quando di differenze ce ne sono molte, questo sì che demotiva. Che peccato.

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