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Campioni

Io sono forcaiola. Della serie: se sbagli paghi e i cocci sono i tuoi. Punto. Va bene: siamo tutti innocenti fino a prova contraria, ma accertata la colpa non sono per il liberi tutti. Chi sbaglia sapendo di fare una cosa sbagliata deve pagare per i suoi errori.

In questi giorni le olimpiadi regnano a casa mia. Primo perchè per il resto c’è il nulla, secondo perchè ho modo di seguire per radio CaterpillarAM olimpico, che nel vuoto radiofonico di quest’anno è acqua fresca, terzo perchè le ho sempre seguite e continuo a farlo. Capirete che ho seguito il caso Schwazer. Ecco, la mia reazione mi ha stupito. Normalmente la reazione sarebbe stata: bravo scemo, ora sono cacchi tuoi. Invece no. Nella mente mi è passato: bravo scemo, ma perchè lo hai fatto!? Ti sei rovinato con le mani tue (anzi con le mano tua… alla romana!). E mi ha fatto pena! Ho visto un uomo finito, che ha fatto la più grande cacchiata che potesse fare. Ma ho visto anche un ragazzo perso. Saranno le olimpiadi, ma in questi giorni sto riflettendo molto sullo sport e sul ruolo che ha nella crescita di un figlio. E soprattutto il ruolo dell’agonismo. Quando ero piccola ho sempre fatto sport, in modo anche schizzoide. Sono passata dalla ginnastica ritmica che frequentavo solo perchè piaceva alla mia amichetta, all’atletica, dove ero bravina nelle discipline che mi piacevano meno, alla pallavolo che adoravo. Sono approdata al nuoto in tarda età. Mi considero una persona sportiva nell’approccio alla vita: non mi fa paura la fatica fisica, ma l’affronto e ho soddisfazione quando la supero, potendo preferisco fare che veder fare, sono abbastanza attiva, non ho paura di cadere, perchè so che ci si può rialzare. Anzi è quello che ti rende grande. Detto questo: io ho fatto pochissimo agonismo. I miei non volevano e io li ho odiati per questo. Non lo vedevano educativo, per cui facevo spesso le gare a singhiozzi. Oggi credo che loro siano stati un po’ esagerati, però anche che non avessero tutti i torti. La presssione psicologica che ti mette addosso l’agonismo è grande. E lo fa su persone ancora non formate.
Dopo Pechino ricordo un periodo di buio per Schwazer, per ciò con la notizia di questi giorni ho subito pensato che lui non avesse retto questo. Non aveva retto l’essere caduto dopo la gloria. Essere campioni, sul serio dico, richiede una maturità e una forza enormi e non è detto che tutti ce l’abbiano. Non è detto che quelli tecnicamente forti l’abbiano. E per questo ha scelto la strada corta. La strada sbagliata: la pietà che si può provare non lava via gli errori. Ha sbagliato: punto. E deve pagare. Perchè gli altri non sono tutti cretini e il loro sudore va onorato. Ma non mi sento di crocifiggere l’uomo insieme all’atleta e al suo errore. Penso ai suoi, alle parole del padre. E mi scopro diversa forse perchè ora sono mamma. E penso che almeno ci ha messo la faccia e che ha detto di vergonarsi, cosa non scontata nella nostra società di lustrini e paiette. Non ha fatto finta che non sia vero. Mi è sembrato veramente sollevato dal coperchio scoperchiato.
Mi sono un po’ indignata per come la cosa sia passata in tv per vari motivi. Primo perchè non è giusto fare due pesi e due misure: Pantani viene ancora vista come un campione fragile, un eroe. Lui si, Schwazer no. Certo la morte spolvera il ricordo, però…  Forse perchè in fondo lui non è italiano, è altotesino! Sentire dire questo mi fa arrabbiare tanto quanto dire male di Balotelli. 

Spesso con Maritozzo abbiamo affrontato l’argomento Sport per la piccola scimmia di casa. La conclusione è: sport di squadra (negli individuali sei tu contro la perfezione) e mai per nessun motivo al mondo il calcio (non per lo sport in sè ma per come viene portato avanti con i bambini piccoli. E un po’ anche per quello che rappresenta). Per ora vince il rugby, vista la stazza del pargolo e la passione della mamma. Poi si vedrà. Chissà magari lui è un campione vero: nell’indole, però, non tanto nei risultati.

Post leggero ed estivo, no?

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6 Comments »

  1. Concordo pienamente sugli sport di squadra, con la speranza che piacciano anche a Cestino, ma per ora sembra di si, visto che dentro casa ci sono 3 palloni e fuori casa 7….per il resto è sempre triste vedere uno sportivo che se ne va, perchè episodi come questo, inevitabilmente, li segnano per sempre, e come hai detto tu, si fregano con le loro stesse mani, è triste sul serio. E' triste per loro, che faticheranno a riprendersi in mano la vita, è triste per chi gli starà vicino (se mai ci sarà), perchè non sapranno come aiutarli, è triste per chi gli vuole bene, perchè non capirà mai, fino in fondo, del perchè lo hanno fatto ed è triste anche per noi, che li guadiamo, seguiamo, e ci emozioniamo nel sentirci italiani. E' una sconfitta per tutti, ma di chi sia la colpa, non lo sapremo mai. 😦

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  2. Post pesantissimo, invece, e condivisibile in tutto. C'è molta ipocrisia nel mondo dello sport agonistico/televisivo, cioè lo sport guardato e misurato solo in base al numero di medaglie da un popolo prevalentemente di non sportivi. E raramente chi parla di sport sa cosa significhi fare sport, con tutte le conseguenti cacchiate e i luoghi comuni sparati a zero, soprattutto in un periodo di vuoto assoluto come la solita torrida estate. Penso che S. sia una emblematica vittima di questo sistema (con le sue gravissime responsabilità, naturalmente) su cui fa ora molto comodo accanirsi da parte di chi lo ha usato e sbandierato finchè ha potuto.

    Mi piace molto il tuo blog, che ho scoperto da poco e che seguo con molto piacere.
    Ciao,
    Paola

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  3. anche noi siamo per il rugby!!!! (anche se io preferirei aspettare un po' prima di consentirgli di sfasciarsi le ossa a piede libero!)
    riguardo a schwarzer, al di là di quanto poco si possa capire dalle interviste e dall'accanimento televisivo, al di là del fatto che mi sembra difficile che possa aver fatto tutto da solo, sinceramente anche a me ha fatto molta molta pena. perchè, come dici tu, mi è sembrato ansioso di togliersi questo peso e mi è sembrato schiacciato in meccanismi più grandi di lui, primo tra tutti quello dell'agonismo, degli allenamenti massacranti, dell'essere bravo in uno sport che fondamentalmente non ti piace ma che tutti si aspettano che tu faccia. e, per continuare a girare in quel meccanismo, si è rovinato, completamente e su tutti i fronti.

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  4. anche io prediligo gli sport di squadra.
    però col PG mi sono trovata benissimo col judo.
    penso che dipenda anche dalle propensioni e dal carattere del bambino. Al mio, per esempio, serviva un po' di ordine e disciplina, e sfogare un sacco di energia. nell'arte marziale ha trovato tutto questo.
    Si è appassionato e a settembre comincerà il suo ottavo anno.

    per schwarzer sinceramente mi fa un po' pena, povero.
    sembra schiacciato da una ruota più grande di lui

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