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Il mammo non esiste!

Il fatto è che certe parole proprio mi danno allergia: le sento e la punta del naso mi inizia a prudere. Giusto un po’, per carità, ma prude. Tipo “graziosa”… ma significa graziosa? Che una non solo non è abbastanza bella per esser tale ma neanche per essere carina… quasi cozza? Oppure tipo “diversamente abile” che fa tanto politically correct e ti fa sentire tanto figo. Però poi ce ne guardiamo bene da sgridare il truzzo che parcheggia nel parcheggio per disabili!
Ma la mia parole “spreferita” è sicuramente mammo. Ma che è? Sinceramente non mi è mai successo di sentire qualcuno definire il vicino o un semplice conoscente mammo, ma è una parola che i giornalisti ogni tanto tirano fuori. Beh glielo diciamo: IL MAMMO NON ESISTE! Lo urlo forte per i duri di orecchie! Quella persona senza seno apparente, ruvido in faccia e con altri attributi li a metà si chiama papà! E si continua a chiamarsi papà anche se sa cambiare un pannolino, scaldare il latte alla giusta temperatura o – udite, udite – preparargli la pappa! Utilizzare il termine mammo è svilente sia per le mamme che per i papà ma di più per le mamme. Le si riduce a mere dispensatrice di cose e cure, che è un aspetto importante, per carità, ma non può essere solo quello! Una mamma non è la somma di una baby sitter e di una colf!
Eppure – mi sembra!- che tante parole, anche in rete, vengano dispensate sul come affrontare praticamente tante piccole beghe quotidiane ma che ci sia molto meno sul tema educativo strettamente detto. Le regole chi le da: la maestra del nido? L’educazione chi la da: la scuola o mamma e papà? Parlare di “mammi” mi sembra distragga dall’aspetto fondamentale. Va bene, è vero, noi donne facciamo troppo spesso da sole “il lavoro duro”, ma il coinvolgimento dei papà deve essere proprio sul fronte pannolini?
Io non credo che il rapporto mamma-papà si giochi sul versante di chi fa chi, ma più su quello dell’approccio che abbiamo con i nostri figli. Noi mamme, di solito, tendiamo a “tenere vicino”. Siamo noi che prepariamo il “nido” quando siamo incinte e siamo noi che stabiliamo routine e riti giornalieri. Perché ci preoccupiamo di mantenere il “nido” un posto sicuro in cui tornare per i nostri piccolini. Spesso siamo noi che decidiamo le regole. Il papà, invece, è di solito quello che “porta fuori”, anche se siamo noi che li portiamo al parco! Credo che i papà servano da braccio verso il nuovo, il fuori, il diverso da casa… che poi è il diverso dalla mamma! Per lo meno è questa la mia esperienza. Noi possiamo fare anche tutto il lavoro duro, ma non si può pretendere che una mamma faccia anche sia da porto accogliente che da spinta verso il fuori. O meglio: non possiamo darla tutta noi questa benedetta spinta! Perché abituare un bambino piccolo a dormire da solo, anche se sembra una stupidaggine, è già un grande passo per lui sulla strada dell’indipendenza!
Uffi mi sa che ho perso il filo… il succo che voglio tirare fuori è che non mi interessa contare quante volte mio marito si alza la notte e quante volte lo faccio io (che pure quello aiuta, eh! Chi lo nega!) , ma per me quello che conta è averlo vicino sulle piccole sfide educative che già dobbiamo affrontare.  

(Questo post partecipa al blogstorming)

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